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WORKAHOLISM: QUANDO IL LAVORO DIVENTA UNA DIPENDENZA INVISIBILE

Scritto il 23 Giugno 2026

Negli ultimi anni il mondo del lavoro è cambiato profondamente. Smart working, strumenti digitali, smartphone aziendali e connessioni costanti hanno reso possibile lavorare ovunque e in qualsiasi momento. Se da un lato questa evoluzione ha aumentato flessibilità ed efficienza, dall'altro ha favorito la diffusione di nuovi rischi psicosociali.

Tra questi emerge il workaholism, ovvero la dipendenza da lavoro, un fenomeno sempre più osservato da psicologi del lavoro, medici del lavoro e professionisti delle risorse umane.

Si tratta di una condizione che può compromettere il benessere della persona, influenzare negativamente il clima aziendale e generare conseguenze rilevanti anche sotto il profilo della salute e sicurezza sul lavoro.

Cos'è il workaholism

Il termine workaholism fu introdotto nel 1971 dallo psicologo americano Wayne Oates per descrivere un bisogno compulsivo e incontrollabile di lavorare.

Non si tratta semplicemente di essere professionisti motivati o particolarmente impegnati. Il lavoratore affetto da workaholism sviluppa una vera e propria dipendenza psicologica dal lavoro, caratterizzata dall'incapacità di interrompere l'attività lavorativa anche quando non è necessario.

Il lavoro diventa così l'elemento centrale della propria vita, a discapito della salute, delle relazioni personali e del tempo libero.

Workaholism, engagement e presenteismo: le differenze

È importante non confondere il workaholism con altri fenomeni che possono apparire simili.

Engagement

L'engagement rappresenta uno stato psicologico positivo caratterizzato da:

  • energia;
  • entusiasmo;
  • coinvolgimento;
  • dedizione al lavoro.

Un lavoratore engaged lavora con passione ma riesce comunque a mantenere un equilibrio tra vita professionale e vita privata.

Presenteismo

Il presenteismo consiste nella tendenza a essere presenti sul posto di lavoro anche in condizioni di salute non ottimali.

In questi casi il lavoratore continua a lavorare pur essendo malato o non pienamente efficiente, con possibili ripercussioni sulla produttività e sul proprio benessere.

Workaholism

Nel workaholism, invece:

  • il lavoro occupa costantemente i pensieri della persona;
  • emerge un senso di colpa quando non si lavora;
  • si riducono progressivamente gli spazi dedicati alla vita privata;
  • il bisogno di lavorare diventa compulsivo.

Una dipendenza difficile da riconoscere

Il workaholism viene spesso definito una "dipendenza ben vestita".

A differenza di altre dipendenze, infatti, tende a essere socialmente accettato e talvolta addirittura premiato.

Straordinari continui, disponibilità costante, reperibilità permanente e sacrificio della vita privata possono essere interpretati come segnali di elevata professionalità e dedizione.

In realtà, dietro queste manifestazioni può nascondersi una situazione di forte disagio psicologico.

La persona tende a identificare il proprio valore esclusivamente attraverso la performance lavorativa, sviluppando un bisogno crescente di produrre e raggiungere risultati.

Le conseguenze sulla salute

Numerosi studi evidenziano come il workaholism possa determinare effetti negativi sia sul piano psicologico che fisico.

Tra i principali rischi troviamo:

  • stress cronico;
  • ansia;
  • disturbi del sonno;
  • esaurimento emotivo (burnout);
  • irritabilità;
  • difficoltà relazionali;
  • riduzione della qualità della vita;
  • aumento del rischio cardiovascolare.

Sul piano lavorativo possono inoltre manifestarsi:

  • calo della produttività nel lungo periodo;
  • peggioramento della qualità delle decisioni;
  • aumento degli errori;
  • difficoltà di collaborazione con colleghi e collaboratori.

Quali sono i fattori di rischio

Secondo le analisi riportate dal Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro e Ambientale dell'INAIL, il workaholism può essere favorito da diversi fattori.

Fattori organizzativi

Tra i principali:

  • cultura aziendale orientata esclusivamente alla performance;
  • carichi di lavoro eccessivi;
  • leadership distruttiva o ipercontrollante;
  • assenza di politiche di conciliazione vita-lavoro;
  • valorizzazione della reperibilità continua.

Fattori individuali

Possono incidere:

  • perfezionismo;
  • elevato bisogno di approvazione;
  • forte competitività;
  • difficoltà a delegare;
  • eccessivo senso di responsabilità.

Fattori sociali

Incidono inoltre:

  • iperconnessione digitale;
  • diffusione del lavoro da remoto;
  • precarietà occupazionale;
  • pressione sociale verso il successo professionale.

Il ruolo del datore di lavoro

Le cause del workaholism non dipendono necessariamente dall'organizzazione aziendale e non comportano automaticamente una responsabilità del datore di lavoro.

Tuttavia, il fenomeno rientra tra i rischi psicosociali collegati all'attività lavorativa, che devono essere considerati nell'ambito della gestione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Riferimenti normativi

Il tema si collega in particolare a:

  • art. 2087 Codice Civile, che impone al datore di lavoro di tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori;
  • D.Lgs. 81/2008, che impone la valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato.

L'obbligo datoriale non consiste nell'eliminare ogni possibile disagio individuale, ma nell'adottare tutte le misure organizzative ragionevolmente necessarie per prevenire situazioni che possano compromettere il benessere dei dipendenti.

Come prevenire il workaholism in azienda

La prevenzione richiede un approccio integrato che coinvolga sia l'organizzazione sia i lavoratori.

Interventi organizzativi

Le aziende dovrebbero:

  • promuovere una cultura orientata al benessere oltre che alla performance;
  • monitorare i carichi di lavoro;
  • favorire la collaborazione tra colleghi;
  • evitare la valorizzazione della reperibilità continua;
  • definire politiche chiare sul diritto alla disconnessione;
  • sensibilizzare manager e responsabili sui rischi psicosociali.

Interventi individuali

È utile promuovere:

  • formazione sulla gestione dello stress;
  • sviluppo delle competenze di problem solving;
  • tecniche di gestione del tempo;
  • assertività e capacità di definire confini professionali;
  • maggiore consapevolezza dei segnali di sovraccarico.

Conclusioni

Lavorare con passione è una risorsa preziosa. Lavorare senza riuscire a fermarsi può invece trasformarsi in un rischio.

Il workaholism rappresenta una delle sfide emergenti del moderno mondo del lavoro: una forma di dipendenza spesso invisibile, socialmente accettata e per questo ancora più difficile da individuare.

Per le imprese diventa sempre più importante affiancare agli obiettivi di produttività politiche concrete di tutela del benessere organizzativo. Un lavoratore che riesce a conciliare efficacemente vita professionale e vita privata non è soltanto più sano, ma anche più motivato, produttivo e sostenibile nel lungo periodo.

Il vero successo aziendale non si misura dal numero di ore lavorate, ma dalla capacità di ottenere risultati senza sacrificare la salute e la qualità della vita delle persone.

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