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PERMESSO UNICO DI LAVORO: NUOVE REGOLE PER LAVORATORI STRANIERI E DATORI DI LAVORO

Scritto il 17 Giugno 2026

Con il Decreto Legislativo 16 aprile 2026, n. 83, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 115 del 20 maggio 2026, l’Italia ha dato attuazione alla Direttiva UE 2024/1233 in materia di permesso unico di soggiorno e lavoro.

 Il provvedimento introduce importanti novità per i cittadini di Paesi terzi che intendono soggiornare e lavorare regolarmente in Italia, ma anche per i datori di lavoro, che dovranno prestare maggiore attenzione alla gestione documentale e alle comunicazioni con il lavoratore straniero.

L’obiettivo della nuova disciplina

La finalità del decreto è quella di rendere più semplice, trasparente e ordinata la procedura per il rilascio del permesso unico di lavoro.

Il permesso unico consente al cittadino straniero di soggiornare e lavorare nel territorio italiano attraverso una procedura amministrativa unificata.

La nuova disciplina interviene soprattutto su tre aspetti:

  • tempistiche di rilascio e rinnovo;
  • obblighi informativi a carico del datore di lavoro;
  • maggiore tutela dei diritti del lavoratore straniero e dei suoi familiari.

Nuovi obblighi informativi per il datore di lavoro

Una delle novità più rilevanti riguarda il ruolo del datore di lavoro.

Il datore di lavoro dovrà informare tempestivamente il cittadino straniero su ogni comunicazione ricevuta nell’ambito dell’iter relativo al nulla osta al lavoro.

L’obbligo riguarda, in particolare:

  • comunicazioni sullo stato della pratica;
  • richieste di integrazione documentale;
  • eventuali sospensioni o interlocuzioni istruttorie;
  • esito positivo della procedura;
  • eventuale diniego del nulla osta.

Si tratta di un profilo operativo molto importante, perché la mancata o tardiva comunicazione potrebbe generare criticità nella gestione del rapporto con il lavoratore e nella corretta tracciabilità della procedura.

Le nuove tempistiche

Il decreto interviene anche sui termini procedurali.

Per il primo ingresso in Italia, la procedura complessiva può arrivare fino a 90 giorni, articolati in due fasi:

FaseTermine
Rilascio del nulla osta al lavoro 60 giorni
Rilascio del permesso unico di lavoro 30 giorni dal completamento della domanda

Per i rinnovi dei permessi e per i permessi ordinari, il termine viene fissato in 90 giorni.

Anche la richiesta di rinnovo dovrà essere presentata 90 giorni prima della scadenza del permesso di soggiorno.

Questo aspetto richiede una maggiore programmazione da parte del lavoratore e, quando coinvolto nella gestione della pratica, anche da parte del datore di lavoro.

Il nuovo permesso elettronico

Il permesso di soggiorno elettronico recherà la dicitura “perm. unico lavoro”.

Nel documento potranno essere inserite, nel campo dedicato alle annotazioni, informazioni rilevanti per il lavoratore, quali:

  • condizioni di lavoro applicabili;
  • diritti riconosciuti;
  • modalità di esercizio dell’attività lavorativa;
  • garanzie procedurali previste dalla normativa nazionale;
  • tutele riconosciute anche ai familiari.

L’obiettivo è rendere il documento non solo uno strumento autorizzativo, ma anche un mezzo di trasparenza e tutela.

Autorità competente e contributo

Il decreto individua nel Ministero dell’Interno l’autorità competente a ricevere la domanda e a rilasciare il permesso unico di lavoro.

Il contributo per il rilascio e il rinnovo del permesso sarà compreso tra 80 e 200 euro, secondo le modalità che saranno definite da apposito decreto ministeriale.

Soggiorno e lavoro durante l’attesa

In attesa del rilascio, del rinnovo o della conversione del permesso di soggiorno, il cittadino straniero può soggiornare legittimamente in Italia e svolgere temporaneamente attività lavorativa, salvo eventuale comunicazione dell’Autorità di pubblica sicurezza che segnali motivi ostativi al rilascio, rinnovo o conversione del titolo.

Anche questa comunicazione dovrà essere portata a conoscenza del datore di lavoro.

Le categorie escluse

La nuova disciplina non si applica a tutte le tipologie di permesso di soggiorno.

Restano escluse alcune categorie specifiche, tra cui:

  • lavoratori autonomi;
  • investitori;
  • dirigenti o personale altamente specializzato;
  • lavoratori marittimi;
  • lavoratori distaccati per appalto;
  • nomadi digitali e lavoratori da remoto;
  • studenti, tirocinanti e ricercatori;
  • titolari di protezione temporanea, speciale o per motivi di salute;
  • lavoratori per motivi religiosi, residenza elettiva o cittadinanza.

Le esclusioni sono complessivamente 22 e derivano dalla specificità dei relativi titoli di soggiorno.

Cosa devono fare le aziende

Dal punto di vista operativo, le aziende che assumono o intendono assumere lavoratori stranieri dovrebbero adottare alcune cautele organizzative.

È consigliabile:

  • monitorare con attenzione lo stato delle pratiche di nulla osta;
  • conservare copia delle comunicazioni ricevute dagli enti competenti;
  • trasmettere tempestivamente al lavoratore ogni aggiornamento;
  • tenere traccia scritta delle comunicazioni inviate;
  • verificare per tempo le scadenze dei permessi di soggiorno;
  • raccogliere con anticipo la documentazione necessaria per rilascio o rinnovo;
  • aggiornare le procedure interne di gestione dei lavoratori stranieri.

La completezza della domanda assume un ruolo centrale: documenti mancanti o dati non corretti possono ritardare l’avvio effettivo dei termini procedurali.

Conclusioni

Il D.Lgs. n. 83/2026 non rivoluziona l’intero sistema dell’immigrazione per lavoro, ma introduce regole più chiare su tempi, comunicazioni e responsabilità operative.

Per i datori di lavoro diventa essenziale gestire con maggiore precisione l’intero iter documentale, evitando ritardi, omissioni informative o mancanza di tracciabilità.

La nuova disciplina va letta come un passaggio verso una gestione più trasparente del lavoro straniero in Italia, nella quale la regolarità del soggiorno, la tutela dei diritti e la corretta amministrazione del rapporto di lavoro devono procedere insieme.

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